Esclusione – licenziamento del socio lavoratore

L’art. 2 L. 142/2001 stabilisce che “ai soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato si applica la legge 20 maggio 1970, n. 300, con esclusione dell’articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo”.

La ratio sottesa a tale norma è quella di evitare per le società cooperative la possibilità di reintegrazione del socio lavoratore, posto che ciò comporterebbe necessariamente anche la ricostituzione in via autoritativa del rapporto societario, ed è ciò che la legge vuole scongiurare vista l’evidente rilevanza dell’intuitus personae.

Sussiste quindi un rapporto di consequenzialità tra il recesso o l’esclusione del socio e l’estinzione del rapporto di lavoro, tale da escludere anche la necessità di un distinto atto di licenziamento.

Il nesso genetico e funzionale di interdipendenza tra rapporto associativo e di lavoro, fa sì che il giudice nello scrutinare i presupposti di legittimità della delibera di esclusione, dovrà altresì valutare, attraverso un adeguato bilanciamento degli interessi, tanto l’interesse sociale ad un corretto svolgimento del rapporto associativo, quanto la tutela e la promozione del lavoro in cui essenzialmente si rispecchia la funzione sociale di questa forma di mutualità. Il che implica che, una volta rimosso il provvedimento di esclusione, il socio avrà diritto alla ricostituzione del rapporto associativo e del concorrente rapporto di lavoro.

Pertanto la Corte di Cassazione, sulla scorta di tale principio, ha confermato il recente indirizzo secondo cui, ove la esclusione venga disposta, il socio che contesti l’atto risolutivo dovrà necessariamente opporsi alla delibera, nelle forme e nei termini previsti dall’art. 2533 c.c., ovvero attraverso l’impugnazione giudiziale nel termine di 60 giorni. Ciò anche allorquando la società abbia intimato il licenziamento, giacché il difetto di opposizione rende definitivo lo scioglimento del rapporto sociale e produce gli effetti previsti dall’art. 5, comma 2, della legge n. 142/2001, rendendo inammissibile per difetto di interesse l’azione proposta per contestare la legittimità del solo licenziamento (Cass. Sez. Lav. Sentenza 26.02.2016 n. 3836).

La Cassazione precisa, inoltre, che una volta che il socio lavoratore abbia avuto formale comunicazione della esclusione, il termine di decadenza opera anche in relazione ad eventuali denunzie che attengono non alla sussistenza dei presupposti sostanziali della esclusione, bensì alla formazione della volontà dell’organo societario legittimato ad adottare il provvedimento.

Tale orientamento è stato confermato di recente dalla Corte d’Appello di Roma Sezione Lavoro con sentenza 26.05.2016 n. 3149.

Avv. Emanuele De Lucia

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