La giusta causa di licenziamento nel rapporto di lavoro fiduciario

Il rapporto di lavoro a carattere fiduciario, com’è quello ad esempio instaurato alle dipendenze di un organo politico, può risolversi per il venir meno della fiducia purché la risoluzione avvenga con modalità che non violino le garanzie di tutela dell’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

E’ quanto ha dichiarato il Tribunale del Lavoro di Roma con la sentenza n.13437 del 03 dicembre 2013 (dott.ssa Boghetic), che riguardava il caso di una lavoratrice con contratto di lavoro a tempo determinato, con mansioni di collaboratrice di segreteria alle dipendenze di un gruppo consiliare di un Consiglio Regionale, licenziata prima della scadenza del contratto per l’asserito venir meno del vincolo fiduciario.

Il giudice ha ritenuto che la revoca anticipata dell’incarico disposta per il venir meno del rapporto fiduciario deve integrare, per risolvere validamente il contratto a tempo determinato, una giusta causa di recesso, osservando:

La giusta causa comprende i gravi inadempimenti degli obblighi contrattuali del dipendente, di tale gravità da rendere inevitabile una brusca cessazione della collaborazione tra le parti per l’indifferibile salvaguardia dell’interesse contrattuale del recedente. Trattandosi di gravi inadempimenti del prestatore di lavoro, e quindi di valenza disciplinare dell’infrazione commessa, vanno garantite le tutele previste dall’art. 7 della legge n. 300 del 1970 (c.d. statuto dei lavoratori) e, pertanto, va preliminarmente contestato l’addebito al lavoratore mediante comunicazione scritta precisa (che consenta, cioè, di comprendere in modo sufficiente l’accusa e di difendersi) e tempestiva, va, inoltre, consentito al lavoratore il diritto di difesa (che può essere sia orale che scritta), va atteso un termine minimo di 5 giorni per l’irrogazione della sanzione”.

Nella fattispecie, il giudice, avendo ritenuto non rispettate le garanzie di tutela previste dall’art. 7 dello statuto dei lavoratori, in particolare per via della contestazione dell’addebito in modo poco intellegibile, aveva condannato la Regione convenuta in giudizio, a pagare al lavoratore tutte le retribuzioni che avrebbe percepito sino alla naturale scadenza del contratto.

Avv. Emanuele De Lucia

sentenza n. 13437/13

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