Il Ministero del Lavoro esclude il licenziamento per superamento del periodo di comporto dalla procedura conciliativa di cui all’art. 7 L. 604/66

L’art. 7 L. 604/66, come sostituito dalla L. 92/2012, stabilisce che l’intimazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo in regime di tutela reale deve essere preceduta da una procedura obbligatoria di conciliazione innanzi alla Commissione Provinciale di Conciliazione della Direzione Territoriale del Lavoro del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa.

Il datore di lavoro deve inviare all’organo competente una comunicazione, trasmessa per conoscenza al lavoratore, contenente la dichiarazione della intenzione di procedere al licenziamento e la indicazione dei relativi motivi, oltre alle eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del prestatore, il tutto a pena di inefficacia del licenziamento, e l’applicazione della sanzione stabilita dall’art. 7 co. 6 L. 300/70 (indennità risarcitoria tra 6 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto).

Con riferimento al licenziamento intimato per superamento del periodo di comporto (art. 2110, co. 2 c.c.), sebbene questo rientri nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo, e sia pertanto assoggettato alla procedura conciliativa sopra indicata, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale, nel fornire i primi chiarimenti operativi per tale fase conciliativa, con la Circolare n. 3 del 16.01.2013, stabilisce che “non si ritiene invece ricompreso nell’ambito dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo il licenziamento avvenuto per superamento del periodo di comporto ai sensi dell’art. 2110 c.c. la cui violazione, peraltro, trova una specifica tutela nell’ambito del riformulato art. 18 della L. n. 300/1970”.

Poiché sulla base di tale indicazione, il datore di lavoro potrebbe intimare il licenziamento per superamento del periodo di comporto senza avvalersi della procedura conciliativa, esponendosi pertanto alla sanzione prevista dall’art. 7 co. 6 L. 300/70, è opportuno che il Ministero fornisca ulteriori delucidazioni sul punto.

Avv. Emanuele De Lucia

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